Teatri di Siena

Luogo

Teatro dei Rinnovati, Siena

Data

5 Marzo, 2026
ore 21.00

Durata

-

Abbonamento

EXTRA SIPARIO

Il Tabarro

Terzo capitolo del Trittico Pucciniano, dopo Gianni Schicchi e Suor Angelica, AMAT porta in scena Il tabarro, l’opera più verista del repertorio lirico. E lo fa nel suo stile che ormai è diventato marchio di fabbrica: un prequel originale e un atto unico, un binomio che rende lo spettacolo fruibile a tutti i tipi di pubblico e nello stesso tempo amplifica il contenuto originario. Un lavoro capace di illuminare le periferie esistenziali e i nodi irrisolti delle relazioni umane. Per tutti, ma con un occhio particolare alle giovani generazioni di ragazzi, che da sempre sono l’interlocutore privilegiato di AMAT.

Note di Regia

Questa messinscena de Il tabarro di Giacomo Puccini nasce dall’idea di opera aperta formulata da Umberto Eco: ogni narrazione è fatta di ambiguità e zone d’ombra che invitano a nuove letture. L’opera non è trattata come un evento chiuso, ma come frammento di una storia più ampia. Ambientata nei bassifondi parigini, sulle rive della Senna, la vicenda è letta attraverso il filtro del naturalismo di Émile Zola: l’ambiente diventa il vero motore della tragedia. Vite senza prospettive, alcol come unico anestetico, amore ridotto a impulso primario. In questo contesto la violenza appare come esito quasi inevitabile. La scelta registica centrale è uno scarto temporale: quando l’opera inizia, il delitto è già avvenuto. Luigi è morto. Tutto ciò che vediamo è memoria, ricostruzione, trauma che ritorna. Michele, in attesa dell’esecuzione, rivive ossessivamente il giorno fatale: non assistiamo al crimine, ma alle sue conseguenze. Da qui nasce la domanda: cosa accade dopo il finale pucciniano? La regia immagina un seguito coerente con il libretto stesso: l’arresto di Michele, il processo, la stampa che costruisce il “mostro”, una giustizia borghese che si muove a difesa del proprio ordine morale. Le prove della premeditazione sono già nel testo: vengono isolate e consegnate simbolicamente all’accusa. Il processo diventa così esemplare, più sociale che individuale.Questo percorso è introdotto da un prequel visivo in forma di graphic novel, realizzato da Spartaco Ripa: uno strumento che offre coordinate storiche ed emotive, senza spiegare ma aprendo piste interpretative. L’azione è collocata nella Francia di inizio Novecento, sullo sfondo dell’Affare Dreyfus, evocando un clima di giustizia spettacolarizzata, stampa predatoria e moralismo selettivo. Obiettivo finale non è solo “ascoltare Puccini”, ma riattivare la forza narrativa della sua musica e del libretto — anche grazie al lavoro musicale con Concetta Anastasi — interrogando i silenzi dell’opera. Lo spettatore è chiamato a orientarsi tra responsabilità individuale, condizionamento sociale e violenza sistemica. Il tabarro diventa così un nodo irrisolto di una tragedia più grande: non un punto d’arrivo, ma l’eco persistente di una colpa che riguarda tutti.

Incontro con il pubblico

Seguiranno maggiori informazioni

Crediti

Unconventional Orchestra di AMAT

Cast lirico di AMAT e dell’Opera Nazionale Rumena di Cluj-Napoca
Valentina Puskás,
Cristian Mogosan,
Florin Estefan,
Francesca Lazzeroni,
Costanza Renai,
Claudio Mugnaini,
Mer Can Bulak
arrangiamenti e direzione
Concetta Anastasi
IDEA SCENOGRAFICA e drammaturgia
Sergio Basile Regia
luci
Pietro Sperduti Disegno

DIRETTORE di scena
Samuele Battistoni
Disegni
Spartaco Ripa
Maestro collaboratore
Claudia Gori
Maestro di palcoscenico
Giulio Pasquini
Costumi
⁠GEWANDHOUSE
Assistente di scena
Ilaria di Meo
Trucco
Giulia Gianni
Scenografia
LT Costruzioni
Una produzione AMAT per Regeneration Opera in collaborazione con l’Opera Nazionale Rumena di Cluj-Napoca